La rizoartrosi, o artrosi trapezio-metacarpica, è una patologia degenerativa che colpisce l’articolazione alla base del pollice della mano. La degenerazione delle cartilagini articolari interessate porta ad una graduale compromissione del movimento e ad un progressivo aumento del dolore con diminuzione, anche consistente, della forza di presa. Con il progredire della patologia tende ad aumentare l’intensità del dolore soprattutto durante le normali attività quotidiane  (ad esempio aprire una barattolo, girare una chiave). La patologia artrosica del pollice è multifattoriale; si riconosce una familiarità, una netta prevalenza nel genere femminile, soprattutto intorno ai 40 anni, e negli esiti post traumatici. I sintomi più comuni sono: dolore alla mano e al polso, formicolio alla mano (diagnosi differenziale con STC), gonfiore articolare, rigidità dell’arto, perdita di forza a livello delle dita, mancata funzionalità opponibile del pollice, sporgenza dorsale alla base del pollice. A seconda della gravità della sintomatologia e della gravità della artrosi, il trattamento può essere conservativo e/o chirurgico. La diagnosi di rizoartrosi viene eseguita clinicamente dallo specialista in chirurgia della mano, coadiuvato da esami diagnostici radiologici. A seconda della gravità della situazione obiettiva riscontrata si procederà con un trattamento conservativo o chirurgico.

  • TRATTAMENTO CONSERVATIVO: è consigliato quando i sintomi sono lievi e prevede la somministrazione di anti-infiammatori, laser terapia, ultrasuoni ed eventualmente infiltrazioni
  • TRATTAMENTO CHIRURGICO: Sono previste diverse tecniche chirurgiche come la trapeziectomia parziale/totale e l’artroplastica di sospensione oppure interventi che prevedono l’inserimento di spaziatori articolari. Dopo gli interventi è prevista l’immobilizzazione della mano e successivamente sedute di fisiochinesi-terapia eseguita da terapisti specializzati

Il trattamento chirurgico classico prevede la trapeziectomia totale e l’artroplastica di sospensione a cui fa seguito una immobilizzazione di 3 settimane e un successivo periodo di fisioterapia  con un tempo medio di recupero progressivo di circa 3 mesi.

Negli ultimi anni, in alcuni casi specifici, vengono effettuati anche interventi con posizionamento di spaziatori biologici riassorbibili che riducono notevolmente i tempi di recupero funzionale

L’intervento chirurgico:

Si pratica in regime di ricovero per una notte e richiede anestesia plessica.

Il  decorso post-operatorio prevede un’immobilizzazione di due settimane, al termine delle quali solitamente si prescrive l’impiego di un tutore per altre tre settimane combinato con sedute riabilitative di fisiochinesi-terapia.

Il dolore solitamente va a scomparire dopo due o tre mesi dall’intervento, e l’impiego della fisioterapia aiuta a ripristinare il corretto funzionamento della mano e ad alleviare gli stati d’infiammazione e dolore residuali.